UN PSEUDO PANOTTICO IN MONTELANICO “TRA RISORGIMENTO E RIVOLUZIONE AGRICOLA”

 

Che cos’è il panottico o meglio “panopticon”? è colui che può vedere tutto. Il panottico architettonicamente è un edificio adibito a carcere ed è stato ideato dal filosofo e giurista Jeremy Bentham verso la fine del XVIII secolo. Lo scopo era quello di far sentire i detenuti costantemente osservati, e quindi di non potere usufruire di nessun grado di libertà, neanche per i momenti più intimi.

Difronte a questa novità i Borboni non si lasciarono sfuggire l’occasione per oscurare il risorgimento nel Regno delle Due Sicilie, costruendo nel 1795 un esemplare di panottico nell’isola di Santo Stefano, nell’arcipelago Ponziano. (fig. 1)

 

 

Da questa data, fino alla chiusura, avvenuta nel  1965  furono relegati in questa tristissima struttura molti uomini illustri, tra questi, Luigi Settembrini e Silvio Spaventa, Umberto Terracini e Sandro Pertini. (fig. 2)

 

 

Lo pseudo panottico di Montelanico è una struttura rurale ed è composto da due corpi di fabbrica: uno a pianta rettangolare; l’altro, di forma semicircolare si chiude sul prospetto del primo delimitando un’ampia corte. (fig. 3)

 

 

Questo complesso giunto fino a noi con il nome di “portiera”, comprendeva la casa del fattore, posta al secondo livello dell’edificio, mentre il corpo semicircolare suddiviso in stalli radiali e concentrici ospitava le scrofe per tutto il periodo di svezzamento dei lattonzoli. Da una finestra con affaccio sulla corte, il fattore aveva la possibilità di verificare la naturale armonia della stabulazione in tutti gli stalli. 

Nella generalità le portiere, altrove note come porcarecce, erano costituite dall’unione di tre corpi di fabbrica: il primo era adibito a stalla e fienile; gli altri due, ortogonali al primo, erano suddivisi in stalli e separati da un passaggio centrale di servizio.

Per venire a capo, d’altronde, della nostra singolare costruzione che abbiamo chiamata pseudo panottico, visto che l’architettura rurale non ci offre altri esempi che siano anteriori o posteriori al 1795, siamo portati a credere che la persona che ha commissionato questa opera, dandogli un utile scopo, abbia avuto occasione di conosce il carcere di Santo Stefano, tanto da mutuarne la praticità e mantenerne una velata memoria.

Il risorgimento italiano, o meglio: “lotta per la liberazione dalle potenze straniere e unificazione politica della penisola italiana”, capitanata da Vittorio Emanuele II di Savoia, ebbe inizio nella prima metà del XIX secolo, concretizzandosi definitivamente con la presa di Roma. Questo nobile scopo ebbe un alto costo, sia in termini di vite umane che in dispendio di danaro.

Ed è per questo ultimo motivo che lo Stato Italiano ad imitazione di alcune precedenti leggi volute da Napoleone circa la soppressione di ordini religiosi, che beneficiavano di una condizione giuridica privilegiata (la “manomorta”), praticò la così detta  “eversione del patrimonio ecclesiastico”. I beni confiscati furono messi in vendita. L’acquisto poteva essere fatto, sia pagando in contanti che in titoli di stato.

Siamo convinti che la famiglia Soria Salvatore, originaria dalla provincia di Napoli, alla quale dobbiamo la costruzione del pseudo panottico, sia venuta in possesso delle attuali proprietà immobiliari site in Montelanico, cogliendo l’opportunità sopra indicata. Questa transazione pertanto, si sarebbe formalizzata entro o dopo il 1873, quando l’esproprio degli immobili ecclesiastici si estese ai territori del decaduto Stato Pontificio.

Contemporaneamente, si distinguevano,  in modo particolare, le famiglie Doria Pamphili e Francesco Rossetti, le quali mettevano in atto attraverso le loro maestranze  le novità scientifiche divulgate dalla Accademia dei Georgofili di Firenze, riuscendo a moltiplicare i raccolti cerealicoli, ottenendo inoltre, attraverso il nuovo criterio di rotazione agraria, un vantaggio anche per l’allevamento di bestiame di grossa taglia.

Dalla loro coscienza riformatrice sono nate delle utili e importanti iniziative da essere  l’una complementare all’altra, lasciando considerevoli testimonianze sia nel settore più ampio dell’agricoltura che in quello dell’allevamento. A seguito di queste proficue innovazioni i più modesti conterranei si liberarono del loro stato di inferiorità facendo valere le proprie capacità, nel campo della viticoltura e olivicoltura. Depone in loro favore una tradizione millenaria, testimoniata da resti di palmenti di fattura romana e medievale.

Per gli studiosi di archeologia del paesaggio, il territorio di Montelanico, con le sue dirute presenze rustiche, offre un fascino di organizzazione rurale distribuito tra la piana di Montelungo e l’altopiano di Collemezzo a dimostrazione di una magistrale interpretazione del periodo storico innovativo che va sotto il nome di, Rivoluzione Agricola.

 Alessandro Ippoliti