“ Omaggio a Ernesto Biondi “

Mostra fotografica sulle opere dell’artista

Montelanico 6 ÷ 11 Maggio 2007

Testi di Vincenzo Parisella

Documentazione fotografica di Alessandro Ippoliti

 

Le opere e i documenti riprodotti fotograficamente sono stati acquisiti nel periodo 1987 ÷ 1991.
Le opere che non hanno una precisa collocazione appartengono alla collezione privata delle famiglie Biondi.
L’autore Alessandro Ippoliti, ringrazia dette famiglie per la fiducia che gli è stata accordata e per la squisita collaborazione.

 

Come nasce un’opera d’arte? Dovremmo essere nella testa dell’artista per saperlo….

e talvolta neppure basterebbe, almeno per quelle volte che l’artista realizza di getto un improvviso impulso o un’idea fulminea. E tuttavia, per tutte le volte che l’artista ha pensato, provato, possiamo cercare di percorrere con lui qualche fase di questo processo coi tentativi, appunti, schizzi.

Ernesto Biondi, del quale quest’anno ricordiamo il novantesimo anniversario della morte, ha lasciato molti fogli sparsi dai quali è possibile in parte constatare ed in parte immaginare la genesi dei suoi capolavori, ne abbiamo scelti alcuni, escludendo qualsiasi ordine cronologico, per ricercare insieme e meditare attraverso quali strade l’artista partendo da un’idea, è arrivato all’opera d’arte.

Statue e soggetti di grande valore ornamentale possono considerarsi i cosiddetti “Giocatori di pallone” oppure “i due atleti” (1887) siti nel cortile di Palazzo Pichi a Roma. Due corpi possenti, con anatomie studiate quasi alla maniera michelangiolesca. Possente e ieratica è invece la figura di Sant’Onesimo, in san Paolo fuori le mura (1895). Forte caratterizzazione invece in Ciccillo e Nennella (1893) che risente dell’influenza di Vincenzo Gemito conosciuto durante il suo soggiorno napoletano, e rigore fisionomico nel busto di Giuseppe Fiorelli.

 

Questo è San Francesco, così come Biondi lo aveva pensato e faticosamente era riuscito a realizzare. Gli schizzi rappresentano la genesi dell’opera. Il “santo socialista”, fu definito da critici dell’epoca. Sono da comprendere i padri francescani di Acri, che glielo avevano commissionato (1895) e poi lo rifiutarono per la impossibilità di collocarlo nel contesto della facciata della loro chiesa; a quel punto l’artista accontentò i frati con più conformistiche statue. La fusione in bronzo si può ammirare nella piazza principale di Morolo suo paese natale. Nel volto del santo la sintesi plastica dell’ascesi del suo autore, e persino i suoi occhi.

Di quanti parlarono del san Francesco riportiamo la sintesi di una raccolta fatta dal Sig. Piero Piergiovanni, marito di Ernesta Biondi.

 

Tema forte per uno dei primi successi di Biondi la morte dell’ultimo re di Gerusalemme, (1885). Esposto alla Esposizione universale di Anversa, fu poi trafugato o altrimenti disperso. Temi forti, ma di maggiore attenzione ai problemi sociali del suo tempo, opere come “Povera gente” del 1893, di cui vediamo schizzi, bozzetti e altri studi sul tema. I temi sociali sono quasi una costante nelle opere di Biondi, come vedremo più avanti.


Primo fra i temi sociali: il lavoro. Primo dei primi il lavoro dei campi, caro allo scultore, legatissimo alla Ciociaria, che chiama “la terra nostra”. I bozzetti sembrano un corollario muto ma eloquente.

Povero Cola (1878), opera che gli fu molto cara, esprime realisticamente la povertà disperata di Cola che ha perduto il suo unico bene: il suo asino.


Tre fontane; l’acqua come sorgente di vita e risorsa indispensabile per il nutrimento e per il lavoro, è parte integrante dei tre bellissimi monumenti. La fontana di Cisterna (1890) purtroppo danneggiata dalla seconda guerra mondiale mostra la Dea Feronia redentrice dei campi. La fontana di Montelanico (1891), mostra dell’acquedotto del paese, ha una ispirazione curiosamente misteriosa quasi una leggenda nordica; chiunque la guardi è affascinato dalla leggiadra figura centrale, ma poi deve soffermarsi a contemplare una per una le tre figure ai bordi del catino. Anche la fontana di Gorga (1889) ha dietro di sé una storia curiosa che riguarda papa Leone XIII, che Biondi ricorda con la testa leonina sul fronte della vasca. La pastorella, figura femminile altera e non sottomessa, ci riporta al tema delle donne nell’arte del Biondi, cui faremo un ulteriore riferimento più avanti.


Monumenti pieni di significati e di messaggi reconditi. Il monumento ai libertadores Manuel Montt e Antonio Varas, eretto (1904) mostra in un’ardita statica i due personaggi -quasi appollaiati- sulla sommità dell’obelisco, mentre alla base, le allegorie ci parlano di pace e progresso. A Frosinone il monumento a Nicola Ricciotti e ai martiri ciociari, ricco di messaggi palesi e nascosti, tutti carichi di protesta sociale che suscitò ai suoi tempi (1911) numerose polemiche. Singolare una sorta di “retromonumento” che Biondi dedicò alla committenza massonica ma soprattutto alla fiera protesta del ciociaro Aonio Paleario, che, al tempo di Lutero, affrontò il capestro in nome della libertà religiosa. Infine il monumento a Menotti Garibaldi (1913), figlio dell’eroe, ad Ariccia. Il tributo va alla sua opera di bonificatore e di organizzatore di comunità di lavoro in agricoltura.

 

Molto evidenti gli studi e le elaborazioni di monumenti funebri. Biondi ne realizzò molti e non è azzardato dire che furono una cospicua fonte di sostentamento per l’artista, il quale in questo campo si servì molto del linguaggio dell’allegoria, primo fra tutti per il tema delle “Marie al sepolcro” che qui vediamo in alcune tombe a Buenos Aires (1903), Roma – Verano (1910) e a Veroli (1910). Quest’ultime sono all’interno del Mausoleo del marchese Campanari, l’opera funeraria più impegnativa e realizzata nello stile orientaleggiante dell’epoca, unico esempio di architettura complessa di Biondi. Esempio di allegoria: ecco quello della teologia. Anche qui al di là dei simboli, il bel volto che rimanda alla particolare attenzione dello scultore alle figure femminili (Anagni – cimitero).

I “Saturnalia” (1899), capolavoro riconosciuto e premiato nella Esposizione universale di Parigi del 1900. Opera complessa che riserva ancor oggi agli attenti osservatori chiavi di lettura che l’artista rinserra come tesori nascosti, ma neppure troppo celati (decadenza della Roma imperiale e/o riscatto delle classi subalterne?). Nel particolare il gladiatore trascina via dalla corruzione oltre al bambino due donne: una ricca matrona ed una prostituta (ancora un messaggio sulla condizione femminile). Gaio, uno dei grandi giuristi che si trova davanti al palazzo di giustizia di Roma, racchiude nel suo sembiante assorto la scienza giuridica sulla quale si fonda la nostra civiltà. Uno studio assai accurato, come mostrano il bozzetto e i particolari.

Le misere recluse” (1911) ovvero la condizione carceraria delle donne. Opera ispirata da una visita al reclusorio femminile di Perugia, fu esposta in gesso (mai fusa e oggi praticamente perduta) all’Esposizione Roma 1911. Lo stesso autore spiega di aver voluto esprimere un “sentimento di pietà infinita verso tutte le reiette della società, quelle che comunemente si chiamano colpevoli e non sono che poveri esseri ammalati, cui i loro padri e noi abbiamo inoculato i germi della corruzione”. La lunga fila emana un senso drammatico di rassegnazione: bisogna arrivare alla nona, alla decima, alla dodicesima figura per constatare un atteggiamento di raccoglimento, compunzione. E’ come se nella sequenza si attraversi tutta la gamma dei sentimenti, fino alla preghiera.

 

Come già detto prima, il tema della donna è trattato da Biondi in modo moderno ed anticonformista rispetto al pensiero corrente del suo tempo. Anche a causa della sua vicenda personale, il suo amore non da tutti accettato per l’adorata Livia, da alcuni individuata nel dipinto Anima o nel particolare della testata del periodico “Il Popolano” subito dietro un abbozzo del suo autoritratto. Propone esempi di donne che vivono una loro condizione autonoma, ancorché vittime di una società che le mantiene in sottordine. Donne fiere ed altere, come la pastorella di Gorga e la Feronia di Cisterna. E non nasconde neppure la esaltazione delle forme e delle fattezze femminili, senza mai scadere nella volgarità o nell’immagine sconveniente. Non ultimi gli interessanti bozzetti frutto di osservazioni sulla moda del suo tempo.

Biondi ha una cultura variamente acquisita. I due zii monsignori lo forniscono di un buon latino, ma il resto se lo fa da sé. E non resta insensibile alle mode estetiche correnti, fra le quali quelle orientaleggianti a cavallo del novecento. Di recente la casa d’arte Christie’s ha battuto un suo cammello per circa 70 mila dollari.